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E così finisce tutto..si conclude con il 10/07/09 la mia esperienza liceale..oserei esclamare “che esperienza!”..ricordo ancora quando cominciai la prima superiore. Una ragazzina impaurita che fissava quell’edificio dinanzi a lei sul ciglio del marciapiede. Gli altri studenti, già vissuti in quel mondo si destreggiavano tra saluti di vecchi compagni, risate fragorose e sbadigli che mostravano quanta poca voglia avessero di essere lì. Per quella ragazzina così estranea a quelle circostanze era tutto diverso..per lei aveva tutto un sapore diverso, così nuovo. I passi lenti ed incerti verso quella scala che non la affaticava, ma la incoraggiava. Quell’aula ancora vuota, ma che portava il segno di tante vite vissute, di tante esperienze provate. E lei che ascoltava il silenzio sordo di quei corridoi, assaporando quel momento prima che le voci avrebbero affollato insieme agli zaini ancora vuoti quelle mura. Si, era tutto così speciale. Ma niente, o quasi, rimane speciale per sempre..giorno dopo giorno quel momento diventava solo un ricordo, mostrando come la vita reale fosse diversa. Non c’è posto nel mondo per una ragazzina idealista e così romantica. Il logorio della vita, la frenesia dei momenti distruggono le cose belle. Così quello che prima si era rivelato un piccolo paradiso, si è poi rivelato un inferno. Ho racchiuso in quelle mura non solo 5 anni di studio, ma 5 anni di piccole lotte quotidiane, vincenti o perdenti che fossero; 5 anni di risate sussurrate tra i banchi annoiati di metà mattina; 5 anni di lacrime per incomprensioni ed errori tra sguardi e fogli; 5 anni di amicizie idilliache che sono mutate come i cambiamenti sui volti di ognuno di noi; 5 anni di una bambina che è diventata una ragazza e poi una donna. Sono le esperienze quelle che ci formano, quelle che ci prendono per mano e camminano con noi, osservandoci mentre l’espressione del nostro volto cambia con il mutare delle lancette sull’orologio. Esperienze. Qualcuno dice che è solo il nome che diamo ai nostri errori. Io preferisco pensare che è il nome che diamo a momenti irripetibili della nostra vita. E nel caro liceo scientifico “P.S. Mancini”(succursale) di esperienze ne ho fatte e anche tante. Ho imparato a vivere delle piccole gioie quotidiane, ho imparato a sorridere quando tutti intorno piangevano, ho imparato che fare un favore non costa nulla, ho imparato che se fai troppo spesso favori che a te non costano nulla, gli altri ci prenderanno l’abitudine, ho imparato che non tutti quelli che davanti sorridono, poi dietro fanno lo stesso, ho imparato che a volte la parola è un mezzo pericoloso, ma ho imparato che per quanto la parola sia pericolosa, deve essere usata per giusti motivi, ho imparato che chi ha il coltello dalla parte del manico, non si pone problemi ad usarlo contro di te, disarmato ed innocente. Ho imparato tante cose e non tutte sono state belle da apprendere, non sono mancati colpi bassi e delusioni, non sono mancate accuse e tradimenti. Spesso quel liceo mi è sembrato il set di una di quelle soap che affollano i nostri canali televisivi. E poi ho capito che tutto il lavoro, lo studio, i giusti canoni che i libri a forza ci insegnano, svaniscono dietro il potere del dio denaro. O meglio, dietro il potere di subdole amicizie nate per eludere quello studio e conseguire lo stesso risultato di chi magari nello studio ci credeva. Crolla così tutto, crolla la voglia di voler far bene in un mondo che va male. Oggi quei coltelli non mi fanno più paura, oggi i manici che voi impugnate sono diventati giocattoli nelle mani di bambini capricciosi, oggi non ho paura a dire che vi è bastato poco per dimenticare gli insegnamenti che cercavate di dare. Così 10/07/09 finisce un capitolo, racchiudo i ricordi di questa parentesi momentanea in quello scatolone, insieme a quei libri sui quali ho inciso momenti di vita..e poi ripongo tutto lì, in quel sottotetto a prendere polvere, lontano dal mio sguardo. Vada come vada ho vinto comunque, ho continuato a lottare senza mai tradire i miei ideali, tenendo fede alle miei promesse..chiamatemi pure idealista, io ho vinto comunque...
..Paola..

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...lettera ad una professoressa...
Ho sempre creduto negli insegnamenti dei miei genitori. Ho sempre avuto la consapevolezza che il loro dirmi “no” o magari non assecondarmi nelle mie idee folli era solo un modo per prendersi cura di me, per farmi capire che non tutto mi è concesso, che a volte le cose bisogna guadagnarle. Ho sempre creduto anche nei vostri di insegnamenti cara I. perché vi reputavo onesta, vi reputavo una persona da cui poter apprendere tanto, anche perché il ruolo che rivestivate vi conferiva comunque quel qualcosa in più. Il vostro modo amorevole di prendervi a cuore le nostre piccole ingiustizie quotidiane mi portava a credere in voi, mi portava a pensare che qualcosa di buono in questo mondo ancora c’era. Ma vi è bastato un amore troppo accecante per farvi perdere di vista i giusti insegnamenti, così non avete esitato un momento a calare sul volto vendicativo la maschera dell’amica, della giusta insegnante. Cara I. credete a me quando dico che assecondare noi figli non è il modo più giusto per conquistare il nostro affetto. Voi dicevate di amarla abbastanza per dirle di “no” anche se questo la avrebbe condotta ad odiarvi. Ebbene, io non trovo riscontro di ciò nelle vostre azioni. Avete tramato alle mie spalle, ingannandomi più volte, portando tra le reti di quell’ambiguo triangolo, altre persone inconsapevoli. Avete tirato più e più volte il filo che tiene unito il mio buon senso, la mia educazione ed il mio rispetto. Ed io con immensa pazienza ho trattenuto forte quel filo prima che si spezzasse. Ho trattenuto con quel filo insulti e cattiverie, ho cercato di non dare loro peso, ho cercato di passarci sopra di essere comprensibile, di essere adulta. E voi? Muta a guardare quando il frutto del vostro amore che lanciava accuse ed ironizzava addirittura sulla vostra stessa figura dicendo frasi del tipo: nn ti rendi conto ke così ti metti contro "qll ke comandano la baracca"?? Cara I. non sarò io a giudicarvi, non sarò io a dirvi se ciò che fate con lei è giusto o meno, se l’educazione che le impartite sia giusto..posso però giudicare il comportamento di un’insegnante, un’insegnante che non ha avuto problemi a dimenticare ciò che essa stessa insegnava pur di poter accontentare i capricci di una bambina; posso giudicare il vostro comportamento nei miei riguardi, amica di giorno, spietata nemica di sera. Oh si, potrei farlo..ma mi limito a dire cara I., che voi mi avete deluso su ogni fronte..come madre, insegnante, amica..mi limito a dire cara I., che forse avete abusato della carica che rivestivate, lanciando giudizi non richiesti con persone neanche minimamente interessate..mi limito a dire cara I., che forse avete da rivedere tutto, tutti vostri principi a cui siete saldamente fedele, ma che non esitate un attimo a tradire per amor proprio. Cara I., se oggi sono una persona migliore forse lo devo anche a voi e alla vostra cara F., perché se non era per l’odio che voi provavate nei miei confronti io non avrei mai scoperto due delle mie caratteristiche, forse le più belle: la comprensione ed il perdono...
..Paola..
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Grafica&Parole sono le mie..ti chiedo di avere rispetto e di non copiare..grazie!
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